Introduzione

L'Era del Pacifico

 

"La storia dell'umanità iniziò con un'era mediterranea, proseguì con un periodo atlantico e attualmente entra nella fase del Pacifico".

Theodore Roosevelt

L'Era del Pacifico è cominciata. Se nell'antichità il Mediterraneo rappresentava a livello mondiale l'area economica dominante, e nel XIX secolo il cuore dell'attività economica si era progressivamente spostato verso l'Atlantico, a partire dalla metà del XX secolo si è assistito al graduale ed inesorabile affermarsi del bacino del Pacifico quale nuovo baricentro della crescita economica mondiale e degli scambi commerciali.

Ne sono testimonianza, sia pur presentando connotati e svolgimenti temporali diversi, l'espansione vorticosa dell'economia del Giappone, l'affacciarsi di una platea di nuovi paesi industrializzati od in via di sviluppo accelerato collocati nell'Est e nel Sud-est Asiatico, il consolidamento, all'indomani della guerra fredda, del ruolo economico e politico della superpotenza statunitense ed il notevole potenziale, sprigionato dall'ammorbidimento dell'ingessatura ideologica della rivoluzione culturale maoista, della nazione più popolata del nostro pianeta, la Cina.

Il processo di cooperazione economica e di liberalizzazione commerciale a lungo termine intrapreso dai paesi in seno all'APEC, ossia di quei paesi che si affacciano sul Pacifico e che hanno aderito alla relativa organizzazione, rappresenta un'ulteriore conferma di tale indirizzo geopolitico cui si sta assistendo.

Questi sono solo alcuni dei segnali di tale tendenza di fine millennio che, nonostante il verificarsi di crisi di breve-medio periodo, non sembra poter subire un'inversione.

Il fenomeno in questione affonda le proprie radici nella II guerra mondiale e, in verità, se n'ebbero sentori già a partire dalla metà del secolo scorso grazie, in particolare, alla lungimiranza del filosofo russo Alexsander Herzen.

Ad inizio secolo il senatore americano Beveridge aveva profetizzato che "chi domina il Pacifico domina il mondo". Mai affermazione era stata tanto veritiera se si considera il gigantesco dispiegamento di forze poste in essere in quest'area, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, dalla superpotenza statunitense.

L'interesse verso questa vasta area non era però alimentato esclusivamente da motivazioni d'ordine politico, militare o connesse alla sicurezza.

Tra il 1937 ed il 1981, la crescita economica di Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Hong Kong, Thailandia, Malaysia, Indonesia e Filippine si è assestata ad un tasso medio annuo del 8% contro quello del 2,7% dell'America settentrionale e del 1,9% dei paesi rientranti nella allora Comunità Economica Europea.

Se si volesse inquadrare temporalmente la consacrazione del passaggio dal vecchio al nuovo sistema geo-economico ci si accorgerebbe che nessun anno, come il 1981, potrebbe sintetizzare meglio il fenomeno (CORNELI 1988). In questa data, infatti, il volume degli scambi commerciali tra gli Stati Uniti ed altri ventuno paesi della regione Asia-Pacifico (133 miliardi, 26% sul totale) superò per la prima volta quello intercorrente con i paesi che si affacciano sull'Atlantico (112 miliardi, 24% sul totale). Ciò che ha contribuito maggiormente a rendere possibile tale sorpasso è stato l'incremento, tra il 1980 ed il 1986, degli scambi registrato con il Giappone (+160%) e con le quattro "tigri asiatiche", anche detti paesi di nuova industrializzazione: Corea del Sud, Hong Kong, Singapore e Taiwan (+100%). Di minore entità, ma pur sempre indicativi, sono stati gli incrementi avutisi con la Cina (+70%) e l'Australia (+23%).

La tendenza verso l'aumento continuo dell'importanza relativa del commercio entro il bacino del Pacifico in rapporto al totale degli scambi mondiali è confermata dal confronto dei dati dell'APEC con quelli del Mondo (Tabella 0.1).

Tabella 0.1 Commercio mondiale e dei paesi APEC a confronto (milioni di dollari)
Anno IMPORTAZIONI ESPORTAZIONI
  Mondo APEC Porzione APEC (%) Mondo APEC Porzione APEC (%)
1997 5.469.841 2.399.219 43,86 5.336.735 2.262.995 42,40
1996 5.315.248 2.290.570 43,09 5.172.823 2.117.287 40,93
1995 5.067.838 2.155.430 42,53 4.969.525 2.053.275 41,32
1994 4.262.909 1.861.685 43,67 4.169.257 1.758.142 42,17
1993 3.735.620 1.610.292 43,11 3.651.985 1.542.339 42,23
1992 3.795.039 1.474.597 38,86 3.661.440 1.441.667 39,37
1991 3.540.643 1.359.791 38,41 3.418.026 1.323.660 38,73
1990 3.556.510 1.300.978 36,58 3.425.043 1.214.342 35,45
1989 3.138.044 1.205.431 38,41 3.022.833 1.124.761 37,21
Fonte: Bollettino mensile di statistica, ONU; luglio 1998

Dal 1989 al 1997 la porzione di commercio mondiale attribuibile all'APEC è passata da circa il 38 per cento a quasi il 44 per cento. Le previsioni stimano che tale quota raggiungerà e sorpasserà presto il 50%. È chiaro, quindi, che l'area dell'Asia-Pacifico guiderà i traffici commerciali e la crescita economica mondiale futura (BUNDY-BURNS-WEICHEL 1994).

Nell'aumento tendenziale della quantità di commercio imputabile al Pacifico ha inoltre inciso maggiormente la componente infraregionale sia dal lato delle esportazioni (Tabella 0.2) che dal lato delle importazioni (Tabella 0.3).

Nel primo caso, infatti, si è registrato nel quinquennio considerato un aumento delle esportazioni infraregionali dell'11,3% contro un aumento totale del 10,6% (Tabella 0.2).

Nel secondo caso si è avuta una crescita dell'import infraregionale dell'11,5% contro una crescita totale dell'11,2% (Tabella 0.3).

Ciò significa che gli scambi totali sono aumentati maggiormente a livello infraregionale, e con tale termine si intende l'area del Pacifico nella veste dei paesi appartenenti all'APEC, che con gli altri paesi esterni (UE ed altri paesi).

Oltre all'aumento degli scambi commerciali molti dei paesi dell'APEC hanno registrato una forte crescita in termini di prodotto (Tabella 0.4).

A conferma di questa tesi valgono, inoltre, numerosi altri indizi di natura politico-economica succedutisi all'epoca nell'area del Pacifico.

A questo proposito lo sfumarsi, in quegli anni, delle rigide posizioni ideologiche dei paesi socialisti e, poco più tardi, la fine della contrapposizione Est-Ovest favorirono questo fenomeno d'interazione economica non istituzionalizzata.

Tabella 0.2 Direzione delle esportazioni dei paesi APEC (milioni di dollari)
Destinazione 1992 1993 1994 1995 1996 1997 Trend crescita 1992-1997
Australia 27.969 29.384 34.310 37.302 39.275 41.591 8,8%
Brunei 1.632 1.656 1.820 2.349 2.857 2.306 10,9%
Canada 106.264 117.007 131.267 144.899 150.023 169.789 9,5%
Cile 5.221 5.411 6.250 8.343 8.848 9.757 15,0%
Cina 68.660 88.155 100.320 121.453 130.934 137.601 14,9%
Hong Kong 90.021 79.785 100.428 117.560 112.947 129.668 9,0%
Indonesia 17.134 18.533 20.797 27.071 28.908 31.762 14,3%
Giappone 152.027 161.124 184.666 226.308 231.397 228.631 10,0%
Corea del Sud 49.837 53.961 66.356 88.735 92.586 89.765 14,9%
Malaysia 27.098 34.165 48.877 62.447 63.673 66.458 20,7%
Messico 47.543 49.063 59.458 53.346 64.335 80.711 10,0%
Nuova Zelanda 6.020 6.465 8.077 9.127 9.759 10.114 12,0%
Papua Nuova Guinea 1.210 1.228 1.336 1.214 1.553 1.643 6,3%
Perù 1.820 1.946 2.604 3.395 3.206 3.809 16,6%
Filippine 11.137 14.525 17.582 22.505 26.514 31.082 22,8%
Russia 5.881 8.403 8.138 9.527 10.378 10.315 10,8%
Singapore 53.453 62.414 72.568 89.630 90.681 75.878 9,2%
Taiwan 53.336 56.689 62.745 76.463 73.064 80.587 9,0%
Thailandia 26.122 28.717 35.078 47.186 47.204 41.523 12,4%
USA 352.118 398.372 460.788 520.568 540.743 588.290 10,0%
Vietnam 2.852 3.970 5.471 7.540 8.309 8.827 26,3%
Totale APEC 1.107.354 1.220.973 1.428.937 1.676.968 1.737.194 1.840.108 11,3%
UE 296.824 289.121 311.917 369.212 368.841 399.921 7,1%
Altri paesi 218.739 228.102 251.357 297.403 324.786 362.520 11,3%
Totale Export 1.622.917 1.738.196 1.992.211 2.343.582 2.430.821 2.602.549 10,6%
Fonte: APEC
Tabella 0.3 Direzione delle importazioni dei paesi APEC (milioni di dollari)
Destinazione 1992 1993 1994 1995 1996 1997 Trend crescita 1992-1997
Australia 32.520 33.726 38.153 42.901 47.536 47.839 9,2%
Brunei 2.353 1.938 1.715 1.957 1.941 2.316 0,2%
Canada 120.208 132.030 152.829 174.067 185.721 197.112 10,9%
Cile 5.433 5.644 6.839 9.426 9.640 9.966 15,2%
Cina 111.411 134.437 164.681 196.673 215.319 240.317 16,8%
Hong Kong 52.129 43.497 46.089 51.206 49.135 49.204 0,5%
Indonesia 29.003 31.463 32.695 38.675 43.513 45.452 10,2%
Giappone 236.306 268.464 306.963 345.799 326.812 327.648 6,9%
Corea del Sud 51.496 54.112 68.016 88.092 87.155 89.969 13,7%
Malaysia 36.653 45.002 55.960 70.944 77.145 76.937 16,8%
Messico 41.061 46.453 57.260 71.424 84.674 98.621 20,1%
Nuova Zelanda 7.652 8.160 9.585 10.761 11.350 11.254 9,1%
Papua Nuova Guinea 1.846 2.074 2.190 2.323 2.206 1.804 0,4%
Perù 2.143 1.889 2.383 2.782 2.983 3.941 14,0%
Filippine 9.932 11.209 13.502 17.242 20.380 25.583 21,3%
Russia 6.688 11.019 12.802 16.653 16.265 16.541 18,6%
Singapore 41.329 47.578 55.960 70.944 77.145 76.648 14,6%
Taiwan 68.558 78.683 87.231 101.445 103.735 106.026 9,4%
Thailandia 24.527 27.506 34.599 43.068 45.537 47.207 15,4%
USA 298.744 321.131 371.393 422.048 459.784 495.377 11,3%
Vietnam 1.930 2.637 3.255 4.660 5.487 6.748 28,6%
Totale APEC 1.181.921 1.308.650 1.523.364 1.708.874 1.870.714 1.976.546 11,5%
UE 271.481 280.075 326.767 382.156 401.908 421.686 10,3%
Altri paesi 218.476 226.816 257.375 297.576 329.973 355.887 11,2%
Totale Import 1.671.878 1.815.541 2.107.507 2.460.605 2.602.594 2.754.119 11,2%
Fonte: APEC
Tabella 0.4 Aumento PIL dei paesi APEC dal 1989 al 1997 (miliardi di dollari)
PIL a prezzi costanti (1989 - 1997)
  1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997
Australia 292 296 283 300 285 327 353 395 394
Brunei 3.5 3.6 3.7 3.7 4 4 5 5 5
Canada 575 574 561 564 553 547 574 602 618
Cile 29 30 32 35 44 51 65 69 77
Cina 356 370 399 452 599 547 711 834 918
Hong Kong 69 72 75 79 116 131 139 154 172
Indonesia 99 106 113 121 158 177 202 227 215
Giappone 2.817 2.952 3.079 3.120 4.275 4.689 5.137 4.595 4.193
Corea del Sud 232 254 277 291 333 381 456 485 443
Malaysia 39 43 47 50 64 73 87 99 98
Messico 234 244 253 260 403 421 286 329 403
Nuova Zelanda 44 44 43 43 44 51 60 66 65
Papua Nuova Guinea 3 3 4 4 5 5 5 5 5
Perù - - - - 41 50 59 61 65
Filippine 43 44 44 44 54 64 74 83 82
Russia - - - - 173 279 348 434 450
Singapore 34 37 39 41 58 71 85 94 96
Taiwan 153 161 173 183 223 241 260 272 283
Thailandia 73 80 93 100 125 144 168 181 154
USA 5.478 5.522 5.458 5.637 6.553 6.936 7.265 7.636 8.080
Vietnam - - - - 13 16 20 23 26
Fonte: APEC
Nota: a) dati espressi ai prezzi del 1990; b) dati espressi ai prezzi del 1997

Va tuttavia precisato che, sebbene sia oggi presente un notevole livello d'interdipendenza economica tra i diversi paesi del bacino del Pacifico, la necessità di un'intensificazione istituzionale dei legami politico-economici, e non solo, all'interno dell'area rimane un presupposto imprescindibile per la consacrazione dell'"Era del Pacifico".

La consultazione a livello politico e, quando necessario, il vero e proprio coordinamento delle politiche economiche sono invero un prerequisito essenziale per il raggiungimento di uno sviluppo sostenuto e, come la recente storia c'insegna, per la prevenzione di shock e crisi economiche.

Ciò è particolarmente vero ai giorni nostri allorché, secondo un'opinione alquanto diffusa, l'organigramma geo-economico del nostro pianeta si sta dirigendo verso la formazione ed il consolidamento di estesi e più o meno aperti blocchi commerciali regionali, il cui non farne parte porterebbe ad una negativa discriminazione economica.

In linea con questa tendenza l'Unione Europea sta cercando di accelerare il processo di integrazione economica e politica della porzione occidentale del continente europeo; allo stesso tempo rapidi cambiamenti stanno prendendo piede nei paesi dell'Europa dell'Est in vista di una probabile ammissione (nel breve termine limitata a solo alcuni di essi) al suddetto raggruppamento.

Nel versante opposto gli Stati Uniti, il Canada ed il Messico sono pervenuti ad un accordo, per così dire, di abbattimento delle proprie barriere commerciali tramite la sottoscrizione, nel Dicembre del 1992, del trattato di libera circolazione delle merci che va sotto il nome di NAFTA (North American Free Trade Agreement).

È in questo contesto di regionalizzazione economica delle aree geopolitiche che, nello stesso anno, gli allora sei paesi membri dell'ASEAN (Association of South-East Asian Nations) si accordarono anch'essi nell'implementare gradualmente, sull'esempio della UE e sulla falsariga del sopracitato accordo nordamericano, una zona di libero scambio commerciale, l'AFTA (ASEAN Free Trade Area). La sua struttura ed il suo funzionamento saranno approfonditi più attentamente nel terzo capitolo, mentre i possibili riflessi economici che da esso scaturiranno saranno oggetto di previsione nell'ultimo capitolo.

È lecito domandarsi cosa si intenda per area o bacino del Pacifico e quali paesi ne facciano parte. Tale termine è comunemente utilizzato per fare riferimento a quei paesi che confinano o che, in qualche modo, sono riconducibili all'area dell'Oceano Pacifico.

Il versante occidentale, rappresentato da gran parte del continente asiatico, comprende i territori orientali della Russia, il Giappone, la Cina (inclusiva di Hong Kong), la Corea del Nord; i paesi di nuova industrializzazione, Taiwan e Corea del Sud; alcuni membri dell'ASEAN, Brunei, Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Vietnam e Cambogia. In senso lato e pur non avendo un accesso diretto sul Pacifico possono essere incluse anche la Mongolia ed i nuovi membri dell'ASEAN, Myanmar (ex-Birmania) e Laos.

Più a sud si collocano gli stati indipendenti ed i territori non autonomi dell'Oceania e del Pacifico: i paesi sviluppati del CER (Closer Economic Relations), Australia e Nuova Zelanda; i numerosi microstati della Melanesia (tra cui Papa Nuova Guinea e Figi), della Micronesia (Pacifico nordoccidentale) e della Polinesia (Pacifico del Sud).

Rientrano nel versante orientale, che parte dallo stretto di Bering ed arriva sino lo stretto di Magellano, i membri del NAFTA, Canada, Stati Uniti, Messico; gli stati dell'America Centrale, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama, Salvador e parte di quelli dell'America Latina, Colombia, Ecuador, Perù, Cile.

Dalla lunga lista di paesi che si affacciano sul Pacifico si può notare come ben quattro di essi siano delle superpotenze economiche e/o militari: Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone.

Il paese nipponico e la porzione statunitense della penisola californiana (Silicon Valley) sono, inoltre, i poli tecnologici mondiali più progrediti e le avanguardie di quel repentino fenomeno che, sintetizzato efficacemente dall'espressione "dagli atomi ai bit", sta modificando in modo sostanziale la realtà che ci circonda, decretando la definitiva consacrazione dell'era dell'informazione digitale.

L'Europa, dal canto suo, in questo particolare processo di innovazione tecnologica sembra avere un ruolo secondario. In quello che è stato definito il secolo americano, il vecchio continente dovrà cercare, anche mediante un processo di integrazione più profondo ed ad ampio spettro, di rialzare la testa e di porsi nuovamente, forte del proprio millenario bagaglio culturale, come centro gravitazionale mondiale.

L'area del Pacifico è, in termini di popolazione ed estensione geografica, più vasta ed eterogenea di quella mediterranea ed atlantica. Se da una parte ciò significa maggiori potenzialità di espansione economica, dall'altra essa comporta un cammino più difficile nel perseguimento di legami più stretti e, a monte, nel raggiungimento di conclusioni positive nei negoziati atti a porre le basi dei legami stessi.

Non tutti i paesi sopracitati hanno la stessa, o quantomeno simile, percezione politico-economica della loro integrazione nel bacino del Pacifico. Le azioni più significative rivolte alla comprensione ed alla diffusione di questo concetto sono state fino ad ora portate avanti dalle nazioni maggiormente sviluppate (in particolar modo il Giappone, l'Australia e gli Stati Uniti e Corea del Sud) e da alcuni paesi membri dell'ASEAN.

Gli stati socialisti e le isole del Pacifico hanno partecipato in misura minore al dibattito, mentre quelli dell'America Centrale e Latina se ne sono del tutto tirati fuori, nonostante paesi quali il Cile abbiano informalmente ed indirettamente rafforzato i legami trans-pacifici mediante una progressiva liberalizzazione economica.

Il cammino verso un'integrazione formale ed istituzionalizzata o, quantomeno, il raggiungimento di rapporti stabili tra i vari paesi componenti il mosaico della regione è, quindi, ben lungi dall'avverarsi e non trova di certo terreno fertile nella recente storia caratterizzata da cambiamenti repentini di indirizzo politico.

Paradossalmente la fine della guerra fredda ha rotto gli antichi equilibri e reso l'intera regione potenzialmente più instabile. Sotto questa nuova prospettiva diverse sono state le forze in gioco che hanno influito positivamente o negativamente nella costruzione di un nuovo e più saldo modello di interdipendenza regionale disancorato dai vecchi schemi ed equilibri di contrapposizione Est-Ovest.

A questo proposito va sottolineato il ruolo sempre più importante del Giappone nel mantenimento della stabilità a lungo termine nella regione suddetta e ciò nonostante la forte instabilità dei governi e il conseguente veloce ricambio dei primi ministri che caratterizza e che, in qualche modo, ci accomuna a questo paese; tale capacita è stata, a torto o ragione, attribuita alla forza ed alla continuità della apparato burocratico giapponese. L'importanza di questo ruolo è direttamente correlata al ragguardevole potere economico che il paese nipponico ha raggiunto in questi ultimi decenni sia nel Bacino del Pacifico e sia a livello mondiale.

Nell'"Era del Pacifico" accanto al Giappone ed agli Stati Uniti potrebbero esserci in futuro due altri poli economici altrettanto forti: la Cina e l'ASEAN (Tabella 0.5).

Tabella 0.5 Alcuni indicatori chiave dei paesi e delle macro-aree dell'APEC
Paese Area Popolazione PIL PIL pro capite Export Import
Brunei 5.8 0,31 5 17.246 2 4
Filippine 298 73,53 82 1.118 29 48
Indonesia 1.812 201,39 215 1.066 52 43
Malaysia 329 21,67 98 4.544 79 80
Singapore 1 3,74 96 25.754 125 133
Thailandia 511 60,60 154 2.540 58 63
Vietnam 325 76,55 26 335 9 14
ASEAN-7 3.289 437,79 676 - 354 385
Cina 9.326 1.243,74 918 740 183 142
Hong Kong 1 6,5 172 26.499 188 209
Totale Cina 9.327 1.250,24 1.090 - 371 351
USA 9.159 267,90 8.080 30.160 688 899
Messico 1.909 96,40 403 4.231 110 121
Canada 9.221 30,29 618 20.389 213 215
Totale NAFTA 20.289 394,59 9.101 - 1.011 1.235
Australia 7.682 18,53 394 21.248 63 68
Nuova Zelanda 268 3,76 65 17.317 14 15
Totale CER 7.950 22,29 459 - 77 83
Giappone 377 125,64 4.193 33.222 421 339
Corea del Sud 99 45,99 443 9.623 137 121
Taiwan 36 21,68 283 13.070 122 114
Papua Nuova Guinea 453 4,21 5 946 3 2
Perù 1.280 24,37 65 2.676 7 9
Cile 749 14,62 77 5.273 17 19
Russia 16.889 147,10 450 3.045 84 52
Totale APEC 60.738 2.488,52 16.842 - 2.604 2.710
Fonti: World Bank, ONU, APEC.
Note: Area, migliaia di Km quadrati; Popolazione, milioni di abitanti; PIL a prezzi correnti (miliardi di dollari, 1997); PIL pro capite (dollari, 1997); Export, f.o.b. e Import, cif (miliardi di dollari).

La Cina, già superpotenza militare, può divenire a lungo termine un forte polo economico attraverso le sue enormi potenzialità in termini di risorse umane e di sviluppo sostenuto dagli investimenti esteri.

L'ASEAN per competere con queste importanti realtà regionali non può far altro che adottare l'antica strategia dell'"unione fa la forza", attraverso un processo di integrazione inizialmente economica ed in un futuro lontano anche politico.

Sarà il tempo a decidere se le politiche intraprese (AFTA, AIA, AICO ecc.) da questa associazione potranno consentire alle nazioni di cui ne fanno parte, una volta lasciatasi definitivamente alle spalle la crisi che le ha coinvolte, di progredire ad un ritmo sostenuto e di competere con gli altri poli economici mondiali.

La crisi che ha investito quest'area, per quanto grave e non priva di effetti, non ha fatto altro che fermare le lancette dello sviluppo di quest'area. Essa ha provocato peraltro un'accelerazione delle misure di liberalizzazione in atto ed ha stimolato i vertici politici locali ad una maggiore coesione regionale.

I prossimi capitoli cercheranno di fornire una visione ragionata e critica del percorso evolutivo dell'ASEAN, delle politiche interne di cooperazione configurate nel passato e nel presente, delle relazioni economiche con i maggiori paesi partner di dialogo e del futuro politico-economico a cui questa associazione ultra trentennale si potrà trovare di fronte.