Capitolo Primo
Breve Storia del Regionalismo nel Sud-Est Asiatico
"Per comprendere il presente ed anticipare il futuro, si deve sapere abbastanza del passato, abbastanza da percepire il senso della Storia di un Popolo".
Lee Kuan Yew, ex primo ministro di Singapore, 1980.
1.1 Cenni storici
Le civiltà esistenti nella regione del Sud-est Asiatico affondano le proprie radici nella preistoria.
Alcuni resti fossilizzati del cosiddetto uomo di Giava, scoperti nella omonima isola dell'arcipelago indonesiano, risalgono addirittura a mezzo milione di anni fa e testimoniano la prima apparizione conosciuta del precursore dell'uomo su queste terre.
Nonostante la presenza ab antiquo di insediamenti locali, le fonti storiche che aiutino a capire il passato di tali civiltà sono molto scarne ed indirette. Gli abitanti della regione, finanche in tempi più recenti, non avevano l'abitudine di registrare i loro avvenimenti storici per mezzo della scrittura. Perciò la ricostruzione del loro passato risulta essere estremamente difficile. Le uniche testimonianze a noi pervenute sono principalmente quelle relative all'influenza esercitata nel corso dei secoli dalle civilizzazioni esterne (Indiana e Cinese), e le loro tracce archeologiche.
A partire dal primo millennio dopo Cristo, la regione del Sud-Est Asiatico vide la formazione di alcuni importanti stati e regni. Tali stati furono largamente influenzati, almeno inizialmente, dalle civiltà più sviluppate dell'epoca, ossia l'India e la Cina. La storiografia tradizionale individua il primo vero centro di potere nella Vallata del Chao Phraya (l'odierna Tailandia), dove nel XIII secolo si instaurò il regno del Siam. Verso la fine del XIV secolo lo stato Khmer dell'Angkor, il cui apogeo si era raggiunto tra il nono ed il dodicesimo secolo della nostra era, perse progressivamente il suo ruolo di superpotenza regionale. Tale declino fu dovuto sia al fatto che le sue città subirono più volte l'assalto dei Tai, sia all'esaurimento delle risorse naturali derivante da un'amministrazione inefficiente.
In Indonesia e Malaysia nacquero invece potenti stati marittimi. Il primo di questi fu l'impero di Srivijaya, sorto nel settimo secolo D.C. nella zona meridionale dell'isola di Sumatra. Questo impero, basato sul commercio marittimo, riuscì ad esercitare un controllo esteso su un vasto territorio, che comprendeva parte della Penisola Malese, il Borneo, Giava e altre piccole isole dell'arcipelago. Nel tredicesimo secolo D.C., l'Impero di Srivijaya entrò in declino, e fu gradualmente soppiantato dall'Impero di Majapahit, sorto sull'isola di Giava. Questo nuovo impero, al culmine della sua potenza (nel 14° secolo D.C.), riuscì ad estendere la sua influenza su quasi tutto l'arcipelago indonesiano odierno, nonché su buona parte della penisola malese.
Nel XVI secolo con l'arrivo dei Portoghesi e in seguito degli Olandesi, la regione cominciò a subire l'influsso della civiltà occidentale. Gli Olandesi riuscirono a conquistare progressivamente l'intero arcipelago indonesiano e vi instaurarono il loro dominio coloniale (le Indie Orientali Olandesi), che perdurò fino al 1942. Nel corso del XVIII e del XIX secolo, il controllo coloniale europeo si estese anche alle altre regioni del Sud-Est Asiatico: la Francia controllò l'Indocina Francese (Vietnam, Cambogia e Laos), la Gran Bretagna controllò la Malesia e il Brunei, mentre la Tailandia rimase il solo paese della regione a non essere mai stato colonizzato da una potenza occidentale.
Durante il processo di colonizzazione europeo del Sud-Est Asiatico, gli Stati Uniti acquisirono il controllo delle Filippine nel 1898, per mantenerlo fino al 1946, anno in cui le Filippine conquistarono l'indipendenza.
Nel corso del XX secolo, le rivendicazioni di indipendenza dai popoli della regione trovarono progressivamente consenso fra le loro popolazioni. Nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, quasi tutti i paesi dell'area conseguirono l'indipendenza dai rispettivi colonizzatori.
L'Indonesia proclamò la propria indipendenza nel 1945 (riconosciuta dai Paesi Bassi solo nel 1949). L'Indocina Francese si disgregò nel 1954, con la nascita del Vietnam del Nord, del Vietnam del Sud, della Cambogia e del Laos come stati indipendenti, sebbene questi due ultimi continuassero a subire pressioni dalle grandi potenze durante il proseguo della Guerra Fredda. La Malesia si rese indipendente nel 1957 e Singapore nel 1965 (quando si separò dalla Federazione Malese). Il Brunei seguì più tardi, nel 1984. Le Filippine invece raggiunsero l'indipendenza già nel 1946.
1.2 Le organizzazioni regionali e il processo di integrazione economica
Negli anni successivi al conseguimento dell'indipendenza, i paesi del Sud-Est Asiatico cercarono di instaurare meccanismi di cooperazione regionale. Tuttavia, in questo primo periodo, gli obiettivi erano principalmente di natura politica e di sicurezza, piuttosto che di natura economica.
Nel 1961, nasceva l'ASEAN (Association of South-East Asian Nations), fondata da cinque paesi - Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Tailandia - con la sottoscrizione della Dichiarazione di Bangkok. L'obiettivo principale di questa organizzazione era quello di promuovere la pace, la stabilità e la cooperazione regionale in una zona del mondo caratterizzata da forti tensioni geopolitiche. Successivamente, il Brunei aderì all'ASEAN nel 1984, seguito da Vietnam (1995), Laos (1997), Cambogia (1999) e Myanmar (1997).
Negli anni Ottanta e Novanta del XX secolo, con il progredire della Guerra Fredda verso la sua conclusione, il focus dell'ASEAN si spostò gradualmente dalla sfera politico-militare verso quella economica. Questo cambiamento di priorità rifletteva la consapevolezza crescente tra i governi della regione circa l'importanza della cooperazione economica e dell'integrazione commerciale per il conseguimento dello sviluppo e della prosperità economica.
Nel 1992, i paesi dell'ASEAN sottoscrissero l'AFTA (ASEAN Free Trade Area), un accordo commerciale che prevedeva l'eliminazione progressiva delle barriere tariffarie tra i paesi membri al fine di favorire la libera circolazione dei beni nella regione. L'AFTA rappresenta il primo tentativo serio di integrazione economica nel Sud-Est Asiatico.
1.3 Teorie e stadi dell'integrazione economica
In letteratura sono state proposte diverse teorie e definizioni riguardanti i processi di integrazione economica tra paesi. Una delle più importanti è quella elaborata da Bela Balassa nel 1961, la quale suddivide il processo di integrazione economica in cinque diversi stadi, ognuno dei quali rappresenta un livello più alto di integrazione rispetto al precedente:
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Zona di libero scambio: è il primo stadio dell'integrazione economica e consiste nell'eliminazione delle barriere tariffarie tra i paesi membri relativamente ai beni prodotti internamente. Tuttavia, ogni paese conserva una propria politica doganale esterna verso i paesi terzi.
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Unione doganale: rispetto alla zona di libero scambio essa implica l'adozione di una politica doganale esterna comune nei confronti dei paesi terzi. In altri termini, una tariffa doganale esterna comune viene applicata ai beni provenienti da paesi non appartenenti all'unione.
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Mercato comune: rispetto all'unione doganale essa prevede, oltre alla libera circolazione dei beni, anche la libera circolazione dei fattori produttivi. In altre parole, i lavoratori ed i capitali sono liberi di circolare tra i paesi membri in cerca di migliori opportunità economiche. Un esempio di mercato comune è fornito dall'Unione Europea negli ultimi decenni ed ai servizi anche i fattori produttivi (lavoro e capitale) sono liberi di circolare internamente.
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Unione economica: rispetto al mercato comune essa prevede un alto livello di coordinamento od unificazione in molte delle aree di politica economica (a livello micro e macroeconomico), monetaria e fiscale. Si stabilisce inoltre una politica economica esterna comune in altri settori oltre quello del commercio.
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Unione monetaria: rispetto al mercato comune comporta l'utilizzo di una sola moneta fra i paesi membri. In via secondaria può limitarsi a creare dei tassi di cambio irrevocabilmente fissi ed una piena convertibilità interna delle monete nazionali.
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Unione monetaria ed economica: riunisce i due casi sovraesposti.
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Unione economica completa: è il gradino ultimo dell'integrazione economica e presuppone la piena unificazione delle singole economie. Per effetto di essa le singole economie non sono più tali ma diventano una sola come se facessero capo ad un unico paese. Questo generalmente implica anche l'unione politica degli stati membri.
Il complesso delle misure intraprese in ciascun stadio non devono essere considerate rigidamente inquadrate in uno ed uno solo di queste suddivisioni proposte dallo schema.
In base ad esso l'Unione Europea ha raggiunto un livello di integrazione paragonabile al penultimo stadio (Unione monetaria ed economica).
L'ASEAN, invece, si trova appena al primo stadio, visto che l'implementazione dell'area di libero scambio (AFTA) non sarà ultimata prima del 2002.
In futuro non si esclude il passaggio a Comunità Economica senza però questo implicare l'adozione di un'unica politica doganale esterna. Si rimanda all'ultimo capitolo per considerazioni ulteriori riguardo questa ipotesi.
L'AFTA, dunque, rappresenta a tutti gli effetti il primo stadio del processo di integrazione economica del Sud-Est Asiatico.